Laboratorio urbano - Mente locale

Il Laboratorio urbano - Mente locale è una iniziativa di auto mutuo aiuto che nasce tra i servizi della salute psichica e mentale del ASLTO1 di Torino. Inizia le sue attività il Giugno del 2000 e ci si incontra una volta alla settimana il Martedì mattino dalle 11.00 alle 13.00 circa, a Cascina Roccafranca, via Rubino 45, Mirafiori nord, Torino. Chi vuole sapere di più può scrivere a :laburb@libero.it




lunedì 25 maggio 2015

Stare: Le parole dell'estasi e del delirio a Palazzo Barolo


STARE
(salto-saltare-salutare)
Dal 14 Maggio al 6 giugno 2015
 Palazzo Barolo, via delle orfane 7, Torino

Opera d'arte relazionale
a cura di Alessia Panfili e Luca Atzori

Il progetto artistico parte da una stanza: piccola, vuota, bellissima. Luogo adatto per un intervento che non segue la prassi di una normale mostra d’arte. Qui artisti di diverse discipline e persone provenienti da tutt'altri settori fanno parte di un'opera unica e collettiva che prende il nome di "stare". 

"Stare" è una stanza da abitare, un respiro collettivo.
Per questo, per la sua natura ibrida, forse è più facile dirci cosa non è.
Stare non è un palcoscenico, non propone la rappresentazione di qualcosa.
Stare non è nemmeno una galleria dove lasciare le proprie opere.
E’ semmai un luogo e un tempo, dove chi passa di qui decide un modo di abitare questa stanza. Qui convergono, si incontrano e si sovrappongono storie diverse e diversi modi di stare al mondo. È un rifugio. Questa è l'opera. (Ognuno il suo modo di stare. Nel mondo.)

Il circolo poetico urbano Orfeo
porta
Maria Maddalena de' Pazzi a Palazzo Barolo, 27 maggio, h:15.00

Le parole dell'estasi e del delirio
alla ricerca del sacro senza dio
Leitourgeia

1. Installazione dell'edicola sacra con l'icona di Maria Maddalena; edicola costruita con la combinazione del trono dei poeti nascosti e la tavola con l'immagine di maddalena; intorno tutte le offerte e gli ex-voto.
Obbligatorio per chi vuole visitarla o partecipare alla leiturgeia portare e offrire un oggetto ex-voto.

2. Ierofonie o voci sacre

Introduzione, Delirio e sacro,  Gino Pugliese
Canto sacro,  Inno all' amore dalla lettera ai corinzi di SanPaolo, canta Xenofòs
Ierofonia1 : Maria Maddalena , Danza dell'estatica...voci intese e non capite in un luogo ampio e nullo, 9-10 maggio 1585, Francesca Gabanino 
Ierofonia2:, Rifugio urbano, un delirio mi(s)tico, di Enea Solinas
Ierofonia3: voci e visioni, di  Mrlaburb,
Ierofonia4:, L'inferno è una cucina di Simone Sandretti
Ierofonia5: Maria Maddalena, Specie suprema d'amore, l'amore morto, del 13 giugno 1585,
Ierofonia6:..........
Ierofonia7:..........
Canto sacro, O thanatos einai pikròs,(amara la morte), amanes, di Markos Vamvakaris
Fine

martedì 12 maggio 2015

IL GRANCHÉ. Maciste all’inferno. (si sale partendo dal basso)




IL GRANCHÉ. Maciste all’inferno.
(si sale partendo dal basso)


Associazione Il Tiglio Onlus, in collaborazione con: Coop. Sociale l'Arcobaleno, Ass. Laboratorio Urbano Mente Locale, Associazione Arcobaleno, Torino Mad Pride,  Il Circolo dei Poeti Nascosti, Il Circolo poetico Urbano Orfeo,  Coop. Sociale Piergiorgio Frassati.

A Noi Vivi,
se avessi gridato Chi avrebbe risposto della sfera degli angeli?
Non si è vivi solo perché si respira, o si mangia, o si sta in questo mondo adeguati come robot.
L’inadeguatezza, i sintomi cosiddetti patologici sono, quando colpiscono i singoli, le grida disperate del fiume della vita che vuole finalmente uscire e vivere ed esprimersi pienamente fuori dagli argini in cui esso è stata confinato.
Forse si può essere vivi solo oltre le procedure, solo perdendo qualche cosa, qualche certezza qualche maschera, solo abbandonandosi alla vita.
Quindi non siamo solo consumatori consunti e consumati, non siamo solo economie di mercato, non siamo solo esseri da colonizzare e da comprare con farmaci o merendine, non vogliamo essere imbottiti come animali sacrificali.
Non di solo pane vive l’uomo, diceva qualcuno, ma l'uomo vive anche di silenzio e di tempo, e di spazi da abitare .......

L'invito è a rimuovere i luoghi comuni, a non farsi contaminare dalla superficialità delle cose e a dare finalmente un senso positivo al nostro passaggio sulla terra realizzandolo; dunque far emergere il “granché”, questa “cosa di grande importanza”, scovare la scheggia di luce nascosta nelle viscere degli umani e partorirla, offrirgli dignità, luogo, casa, dargli consistenza, forma e sostanza.
Questo perché crediamo che le realtà del sociale, abituate a lavorano nel silenzio, sono spesso depositarie di creazioni di una bellezza e di una forza incomparabili. È dunque vitale creare la possibilità, anche se solo per un tempo determinato, magari Il tempo del tempo che si può fermare di incontrarsi e scambiarsi esperienze e creazioni, ma che soprattutto possano mostrare tale ricchezza umana a “tutto il mondo”.

L’evento ha l’obiettivo di portare alla luce l’enorme forza creativa molte volte celata che nasce da situazioni disagio sociale e individuale

Si vuole così fare inclusione ed essere una rassegna culturale e artistica senza rassegnarsi a un panorama di solitudine (una solitudine sociale, istituzionale), cercando di non emarginare o disintegrare nessuno.

Ha l’obiettivo di coagulare diverse realtà e persone che convivono e creano in situazioni di disagio sociale (comunità, centri diurni, centri di salute mentale) e di valorizzare la ricchezza delle creazioni artistiche ed espressive prodotte in contesti protetti ma anche, troppo spesso, invisibili. L’evento sarà aperto a tutti ma con una particolare attenzione ci si rivolgerà a tutte quelle realtà che provengono o convivono con situazioni di disagio:
• centri di attività diurna
• compagnie teatrali integrate
• associazioni culturali, di auto-mutuo aiuto e di promozione sociale
• cooperative sociali
• artisti incompresi 
• cittadini e cittadine 

PROGRAMMA

Mercoledì 13 maggio | Centro Studi Sereno Regis
Sala Gabriella Poli, via Garibaldi 13

16:00 | Momento di confronto | su Follia, Crisi e Teatro attraverso l’espediente del Cerchio dell’abisso a cura della Rete Orfeo 

17:00 | Laboratorio psico-economico : assertività sul posto di lavoro in periodo di crisi |
Condotto dalla Dr.ssa Chiara Piscopia e dalla Dr.ssa Antonella Olivo, psicologhe

18:30 |L’introspezione secondo epis'odio: h2odio | Marco Bono attore sciamanico paranoico & Marta Ardesi visionaria
Spettacolo Teatrale

19:30 Aperitivo 

21.00 | A NOI VIVI! L’inferno | Il Mutamento Zona Castalia 
Drammaturgia e regia di Giordano V. Amato
Con Eliana Cantone

in collaborazione con
Associazione Pop Economix, Teatro Popolare Europeo, Banca Popolare Etica, Scuola di Economia Civile, Associazione Libertà e Giustizia, Teatro Popolare Europeo, Social Community Theatre Centre | Unito

Che cosa succederebbe se lo Stato distribuisse a tutti i cittadini denaro sufficiente per vivere senza lavorare? Non si tratta di uno scherzo, ma di una teoria economica che ha sfiorato l’applicazione addirittura negli Stati Uniti poco meno di cento anni fa. Oggi è solo un’utopia dimenticata che nessun serio economista prenderebbe in considerazione. Ma in che mondo vivremmo se da cento anni in qua le persone invece che al lavoro e al consumo, avessero potuto dedicarsi alle loro passioni, o alle loro perversioni, o all’arte, alla bellezza, o semplicemente al pensiero. Ci sarebbero ancora le guerre? E la fame? E le religioni? E l’inquinamento? Vivremmo ancora all’inferno? O saremmo tutti in paradiso? E lo Stato, dove li prenderebbe tutti questi soldi? 

A NOI VIVI! un termometro che misura la nostra maturità in quella scienza oscura che si chiama “economia”.

Interpretata da Eliana Cantone, per la regia di Giordano V. Amato, lo spettacolo parte dalle considerazioni di Alfred Richard Orage, (1873-1934), un indiscutibile protagonista del primo Novecento che ha sapientemente conciliato ricerca spirituale, politica, economia, letteratura e giornalismo in materia di economia e tempo libero. All’interno delle sue vaste riflessioni, ci hanno principalmente interessato i contenuti di due volumi recentemente editi in italiano: “Il tempo non è denaro - Credito sociale contro speculazione finanziaria” e “Il lavoro debilita l’uomo - Scritti e discorsi a favore del tempo libero”.

Giovedì 14 maggio | San Pietro in Vincoli Zona TeatroVia San Pietro in Vincoli 28


14:30 | Scupetta e tavurre | Compagnia I sognattori - Ass. Il Tiglio
Spettacolo Teatrale

17:30 | Laboratorio di espressione corporea |a cura di Chiara Zamuner
Aperto a tutti senza limiti di età e/o esperienza

19:00 | Aperitivo a cura di Ass. Il tiglio e Coop. L'arcobaleno

20:30 | N'euro - Data Base Blues Explosion | Ass. Arcobaleno
Performance Musicale

22:00 | L’introspezione secondo epis'odio: h2odio | Marco Bono attore sciamanico paranoico & Marta Ardesi visionaria
spettacolo teatrale
(Replica)

23:00 | Ishi Gahel |di e con Simone Sandretti, Alberto Moretti, Silvia Papini, Alma Spina
Performance r-umorista

Venerdì 15 maggio | San Pietro in Vincoli Zona TeatroVia San Pietro in Vincoli 28


16:00 | RompiScatole | Compagnia Contro/Verso - Coop. P.G. Frassati
“RompiScatole” è il viaggio di un eroe, il nostro eroe.
“RompiScatole” è la storia di un Pupazzo che rappresenta ogni essere umano e l’Io, il nostro piccolo Io interiore alla ricerca della propria identità.
E’ un racconto di scatole, scatole grandi, scatole piccole, scatole da aprire, scatole da chiudere, scatole, appunto, da rompere, per superare limiti e paure costruendosi le proprie piccole grandi certezze per affrontare con consapevolezza il proprio viaggio nel mondo.
spettacolo teatrale
Spettacolo Tetatrale

Ore 16:30 Merenda a cura della Cooperativa PierGiorgio Frassati 

17:00 | Nella pancia del lupo| di e con Anna Rita Anselmi 
Performance per un attrice e una pupazza  

17:30 | Condominio Inferno |Compagnia I sognattori - Ass. Il Tiglio
Regia Luca Lusso
Drammaturgia Luca Lusso, Chiara Piscopia, Morena Procopio, Monica Specchia, Andrea Pravato
Musiche Chiara Piscopia, Morena Procopio
Spettacolo Tetatrale - primo studio

18:30 | Eclissi | 
Regia L. Lusso e G. Perria 
Drammaturgia L. Lusso e E. Macario Ban
Interpreti L. Bianco e E. Macario Ban
Spettacolo Teatrale

20:30 | A NOI VIVI! L’inferno | Il Mutamento Zona Castalia 
Drammaturgia e regia di Giordano V. Amato
Con Eliana Cantone
(Replica)

22:00 | Gli Aberranti | Torino Mad Pride
Di e con Luca Atzori 
Spettacolo Teatrale

Sabato 16 maggio | San Pietro in Vincoli Zona TeatroVia San Pietro in Vincoli 28


15:00 | Hai una poesia? Liberala! | 
Il Circolo Poetico Urbano Orfeo 
Declamazione di Poesie aperto a tutti, chiunque può partecipare con uno scritto, una poesia o una canzone

18:00 | Cerchio Ritmico: favorire l’unione delle diversità attraverso il ritmo | 
Non serve essere musicisti per partecipare,  gli strumenti sono messi a disposizione dal facilitatore ma  chi vuole può portare il proprio tamburo.
Facilitatore Paride Galavotti

19:30 | Aperitivo a cura di Laboratorio Urbano Mente Locale 

20:30 | A NOI VIVI! L’inferno | Il Mutamento Zona Castalia 
Drammaturgia e regia di Giordano V. Amato
Con Eliana Cantone
(Replica)

22:00 |Alma Mude |
Performance musicale 

venerdì 20 marzo 2015

Orfeo21 marzo, circolo Noà, raduno poetico


Il Circolo poetico urbano Orfeo

Invita
Al raduno di liberazione poetica al circolo Noà,
cso regina margherita 154
sabato, 21 marzo, ore 20.00

Hai una poesia nel cassetto o nella testa?
Liberala!!!!!!

lunedì 16 marzo 2015

Blues economy



I PRIMI PUNTI DELLA BLUES ECONOMY



Un delirio Eco-onomo-mistico



La blues economy è la non-scienza dell’economia delle emozioni, la socio-psico-dinamica dei flussi e dei fluidi emotivi. Si fonda su due regimi: un principio di condivisione, l’emotion-sharing, o un principio di dono, l’emotion-gift.



Le emozioni non sono mercificabili – di un’emozione si può fare dono, ottenendo in cambio del dono un’emozione donata. Altrimenti la si può condividere. Vendere o comprare emozioni è un paralogismo (di natura tecnico burocratica scientifica) in quanto le emozioni, per diverse che siano, si acquisiscono con la stessa sostanza psicosomatica che le genera. Emozione si dà e si ha con l’emozione. Al limite, l’emozione si trasforma.



Il principio di dono tende allo scambio paritario tra donatore/i e destinatario/ri. Il dono comporta il rischio di disequilibri tra le parti – può generare un forte senso di debito, come un forte senso di gratuità. Al debito (verso il dono stesso, non verso una delle parti) si può so(p)perire con una condivisione. Alla gratuità si può so(p)perire con un investimento (poetico-partecipativo).



La condivisione tende ad essere impari – poiché essa sarà sempre in vantaggio rispetto alle parti che vi partecipano (principio olistico). La condivisione delle emozioni è un dono-investimento.



La socio-psico-dinamica dei flussi e fluidi emotivi costringe l’individuo in una condizione di parzialità (necessaria). Tale condizione sarà costantemente in debito se non verrà riconosciuta attraverso la condivisione dell’emozione che essa genera (emozioni della Necessità).



Gli investimenti tendono a e-rompere il rapporto paritario tra costi e benefici che è prodotto dal senso di gratuità. I doni-investimenti della condivisione tendono a e-rompere il rapporto impari tra il senso di debito verso i doni e la nostra condizione di parzialità.



Ciò che noi doniamo in un dono-investimento è ciò che non si può «dire» (comunicare, mettere in comune) ma in esso vi è mostrato e c rende consapevoli (di esso e, di riflesso, di noi stessi).



Ciascuna delle parti che partecipa ad una condivisione avrà come guadagno un’emozione donata e un’emozione investita. Entrambe avranno un ulteriore costo, poiché sono solo delle emozioni parziali rispetto all’emozione di esistere, la quale potrà ora generare angoscia, ora gioia, ma in nessuna delle due facce unicamente si esaurisce, poiché essa ci è data dalla vita, a cui apparteniamo.



La blues economy ha un suo «oro» che misura il valore delle emozioni (e delle azioni a cui si accompagnano) e crescendo aumenta il valore dei nostri doni e delle nostre condivisioni: il desiderio.



Il nome blues economy fa riferimento al «blues» inteso come «tristezza/dolore» in quanto questo rappresenta il motore della stessa socio-psico-dinamica dei flussi e fluidi emotivi: il suo lavoro, per così dire…



La blues economy tende e mira a creare tempo ed emozione liberata dal lavoro (dolore) – liberata da esso e liberata grazie ad esso.



A presto,

Enea

Aforismatika diacronika edizioni volanti




Al bambino la maschera
funziona per gioco
al adulto funziona per profitto,
mi chiedo
la maschera la metto per me o
per gli altri?
Le maschere sono funzionali
e quando cadono
lo sono ancora di più.


Sogno a tutto spiano
da sveglio e dormiente
creo ponti tra realtà e fantasia
sono il pontefice del quotidiano.

Sto annaspando alla ricerca dell’autostima
sto in riva al fiume e
aspetto che passi
 il cadavere di me stesso.

Vivadio
ho un io nel vivaio
non so se cresce,
ogni tanto si dissolve
e mi trovo
dove dio non è.

Chi è stato dove dio non è e torna
cerca la parola e non la trova,
non dice ma mostra
dove non c’è io ci può essere un noi.

Dentro ciascuno di noi
l’Ideologia senza la Complessità,
la Complessità senza la Realtà,
la Realtà senza la Contraddizione,
la Contraddizione senza la Fatica,  
la Fatica senza la Verità,
la Verità senza la Bellezza,
il Potere che le spezza.

Non c’è più economia del lavoro,
 c’è solo economia psichica e
economia finanziaria.
Emozioni e denaro astratto,
il lavoro si è banalizzato.

A Mente Locale non si mangia sempre,
ma quando si mangia si mangia bene…



Bisogna sapere parlare anche senza le parole. 
Compi un gesto! Riempi un vuoto o svuota un pieno.
La vera cura è dentro di noi, 
ma da soli non riusciamo a vederla.
I soli non bastano: 
ci vogliono anche le lune.

Bisogna poter usufruire di un ordine del possibile, 
per cominciare a chiedere l’impossibile.

«la pazZienza è la virtù dei folli!

Ho scoperto che la follia è una via di conoscenza,
 se ci si aiuta a resistere all’angoscia.
 Mi sono sentito così meno normale, 
non più matto, ma solo più umano, 

La normalità è un punto di vista, la follia è un piano di vista…

Dicevano gli arabi: 
la via più breve che passa tra due punti è 
certamente la linea retta, 
ma non è detto sia la più interessante 
(Elogio dell’arabesco).

Al Rifugio Urbano si collegano i punti di vista con le linee della vita.

Siamo esseri eliotropici ma amiamo anche l’oscurità.

Il gioco non come semplice intrattenimento 
ma come azione che trasforma il soggetto e il mondo e
 tutto ciò legato al piacere e al bello; 
ecco l'arte di vivere, 
una poetica ludica del mondo,

Oggi sto da dio,
ma ogni tanto preferisco
essere ospite
della madonna

La follia ha valore
in quanto appartiene
al regno del inutile,
della ragion le regole
vogliamo sovvertire,
tra il dire e il fare
c’è molto calcare.

Meglio far l'ambulante
che esser portato via dal ambulanza

Ogni tramonto non è un gioco ma
una piccola tragedia che si ripete ogni giorno
agogna il sole alla vita, in un attimo si spegne
ed è tramonto rosa.

Mischiarsi agli altri restando se stessi
o diventare altro per vedersi.

In attesa dell'altro
incontro me stesso
o dentro o fuori
da qualche parte ho appuntamento con me stesso
mi chiamo al cellulare per sentirmi ma
non c'è campo
mi metto all'angolo ed ecco quattro tacche
finalmente posso parlarmi.

Solitudini in serie
frammenti senza mosaico
isole senza arcipelago
tremendo e terribile
il fatto della solitudine,
bisogna star bene con se stessi
per non soccombere.

Accade che noi
rifugiamo il dolore
lo sentiamo ma
non riusciamo a dare un senso,
cerco di dormire tanto
almeno metà giornata
essere senza coscienza nelle mani di Morfeo e
riposarsi dalla tirrania del io.

Mi ricordo
quando stavo bene e
ho nostalgia di me stesso,
prendo il laudano come Re Giorgio il Folle.

L’infinito
non si può sopportare
a lungo
senza metterlo
in un guscio di noce


Siamo figli della notte e
brancoliamo nella luce
bisogna avere il coraggio di ascoltare
il tremendo dell’oscurità.

Sono cieco e vivo di luce interiore
voglio ritirarmi nel buio
la luce mi porta confusione
sono la talpa dell’essere
sono stanco e mi metto a letto
spengo la luce
metto i tappi nelle orecchie
e sento solo il respiro della bestia
che dorme in me.

Devo cambiare la batteria
della luce interiore
si è scaricata e non mi riconosco più;
Vivo di luce riflessa.

Il teatro è una dichiarazione di follia.

Senti chi canta!!
E’ Alda Merini,
l’amore nelle tenebre.

La conoscenza
il più delle volte
è contro l’amore;
la Presenza
è la sua condizione.

Il manicomio:
io ero bambino,
sembrava un gioco
ma non ci ero mai entrato
nel manicomio
dove mettevano
camicie di forza agli agnellini.

Alla fine la malattia c’è
ma c’è anche la guarigione
solo di se stessi
non si guarisce mai.


L’amore:
cuore,
sudore, fetore,
tremore, terrore,
calore, timore,
migliore, peggiore,
pudore,
tutte le ore:
amore.

Del sesso
non bisogna parlare
ma bisogna fare,
si può anche parlare
quando si fa sesso
se non si ha
la bocca piena.

A me non mi pesano gli altri
mi pesa la mia vita e 
questa consapevolezza
del conflitto interiore estremo
che è la dissociazione,
però malgrado tutto
è anche indice della mia unicità
e della mia protesta 
verso la società.

Liberi
di esprimere
le proprie opinioni,
contro il destino
per riappropiarci
della propria vita.
Cerchiamo una lingua
che sia la reale patria
degli esiliati.  

Sono quasi fiero
di aver subito violenza

ma di non averla mai inflitta.

lunedì 29 dicembre 2014

Ascolto e Dolore, Sacrificio e Dono

MENTE LOCALE
16.12.2014



Dobbiamo lavorare? Ma no!
Nietzsche e l'eterno ritorno
Suggello è più metaforico di sigillo
più fisico
Mente e corpo sono sempre insieme.
Sentire ed essere
distruggere e lacerare
decifrare:
il corpo dell'altro e il nostro.
ASCOLTO
Anche per il puro suono, è sempre una dimensione.

Necessità di un lessico comune:
io mi affido e confido in voi.
Invasione fuori luogo quando c'è inclusione
invasione-inclusione
L'AGGRESSIVITA'
negata.
Il nostro malessere è il nostro: scambiamoci.
Il fardello dell'altro è anche il nostro?
Caricarsi del dolore dell'altro
Il Rondò della forca.
Il dolore è sacro? Certo!
DOLORE
unisce perché è collettivo..
ma quand'è che separa?
Quando è negato o quando non lo accetti come un muro
Berlino..
..soffermiamoci.
AUTOSTIMA
accettare il presente per quello che è.
Restituire il significato del sacrificio.
“nuddu mischiato cu niente”
AMBIVALENZE
avvitandosi ci si svita.
Io e il mondo: come uno specchio.
Fagocitare il muro.. ma chi mangia chi?
Scomparire o fagocitare?

Fa parte del cervello pensare ma mi fa male..
quando esci dalla pancia uno ha bisogno di un avvocato e di uno psicologo

SFIDUCIA
Antonia Pozzi
la più disperata lontananza
facciamo un sacrificio quando accettiamo l'aggressività?
C'è un sacrificio? Ci sacrifichiamo..
Il SENSO DI COLPA
è verso di me, la mia aggressività.. e se ti senti colpevole?
Autoescludersi per non essere
La tana di Kafka

Che posso fare? Tirare giù il muro?
Qualcuno può grattare un po' la superficie per me?
L'attrezzo o lo strumento?
Costruire o distruggere?

Io non posso fare doni
l'aggressività come pentola a pressione.. e ma i coperchi chi li mette?
Deleghiamo all'aggressività? Come ci ritorna?
Come discussione.
SACRIFICIO
trasformare qualcosa al fine di cosa? Essere l'altro?
Tradurre
trasformare
tradire
Senza sacrificio non c'è l'essere umano
il sacrificio sprona
l'agito è una manifestazione il gruppo è agito è manifesto.
DONO
veleno?
Imparare ad accogliere il dono ed il veleno
siamo capaci di accettare il dono?
C'è un agito agitato

tu ti scontri contro il Muro?
L'aggressività è fragilità
la mia rabbia sfociava e mi sentivo bene.
Riconoscere la rabbia forse è quello che mi serve.
Conosciamo la nostra aggressività: liberarsi di qualcosa che non ci si riconosce
Se non mi guardi non mi tradisco
se non esisto sono inutile.



 resoconto steso by Katiuscia

domenica 28 dicembre 2014

Alberi


Alberi 

È una tradizione importata, non è molto mediterranea; se non sbaglio, è di origine germanica. Si presta favorevolmente al kitsch come all’artigianalità lenta e autoprodotta. L’albero di natale è però qualcosa che caratterizza dalla mia infanzia il natale, più del presepe, il più delle volte limitato ad una discreta natività. Saranno le luci e le palle colorate (avrete notato come nella mie rubrica attraverso lo specchio, siano esuberanti questi effetti nelle foto annesse, che sono opera mia, frutto di divertimento fotografico) Ma forse è anche il fascino di quel microcosmo intricato, ed incantato, labirintico, pieno di nascondigli, che creano varchi, tra un ramo, un ninnolo, un riflesso di un lampo azzurro su palla specchiata argentata o dorata… Alt!, concludete a piacere, sto già andando in delirio psichedelico descrittivo.

Ma le palline, i ninnoli, gli addobbi tutti, sono legati al simbolo di una propiziatoria abbondanza, che nelle antiche religioni contadine era un’offerta sacra, così simbolizzata, per un risveglio dall’inverno non duro, che consentiva alla comunità di avere un buon raccolto. E successivamente di donare ancora.

Per questo natale voglio fare due auguri, ed entrambi, interconnessi, prendono spunto da questa fantasia. Il primo augurio che faccio a tutti voi bradipolettori è quello di tornare ad apprezzare la vostra solitudine. È quello di riuscire a non rimanere angosciati dai labirinti della psiche e di non percepire la solitudine come una reclusione o un isolamento. È di riuscire a vedere la vostra anima come un «bell’inganno», nel quale già il tempo è una «bella compagnia», per citare anime salve di De André. Spero che riusciate a vedere le sensazioni profonde non come una complicazione, o peggio una vergogna, un difetto… ma come un microcosmo intricato, ma incantato, pieno di nascondigli che creano varchi, tra un ramo, un ninnolo, un riflesso. Vi auguro di riuscire in ciò a ritrovare un po’ della spigliatezza genuina del bambino in ciascuno di noi, che di fronte a tutto ciò è divertito, è giocondo, è fantasticante. E sa bene che quel microcosmo è il riflesso dell’intero cosmo.

L’altro augurio che faccio è di fare dono di questi giochi, di questa profondità, di «questa lieta gaiezza» (che si potrebbe tradurre, etimologicamente, «questa fertile terra»). Ma di fare dei doni non materiali, non i «pacchi» (riciclati spesso per mancanza d’idee). L’augurio che faccio è che voi tutti bradipolettori riusciate a farvi dei doni stando tutti appesi all’albero. Ovvero: riuscendo a sentire nel cuore lo stare insieme agli altri.

Sembrano due auguri contrastanti? Niente di più sbagliato. Il ritrovare una pace gioconda dentro di sé è il primo passo per ritrovare un pace gioconda e fertile nello stare insieme. Troppo spesso questo mondo accelerato, dogmatico, abulico, irrigidito sugli stessi schemi, impedisce a tutto ciò di accadere. Ci costringe a seguire degli standard, a formare i nostri desideri sulla normalizzazione (o meglio sull’omologazione) del desiderio, dell’immaginario, degradando fantasie ed empatie profonde. Un sistema che ci costringe a seguire delle condotte e che ci osserva con pre-giudizio se usciamo fuori dai ristretti margini che delineano queste condotte. Un sistema che ci esclude la possibilità di cambiare senza passare dal consumo, dal denaro, dalla produttività e dalla competizione.

Ma non è solo teoria, non sono solo parole le mie. Il mio duplice augurio è anche un invito. E ha un nome: laboratorio urbano di Mente Locale. Questo laboratorio è un gruppo di persone che scommette sulla forza di accoglienza del gruppo per superare le difficoltà e le asperità della vita dei singoli. È un gruppo, come proprio questa settimana mi è capitato di definirlo, « ad alta temperatura emotiva». È una scommessa che non sempre vinciamo, ma continuiamo a giocarcela. È un modo per ritornare ad apprezzare la labirintica profondità della psiche, cercando di non rimanere prigionieri dell’angoscia e degli schemi del sistema vincolante. È un modo per riuscire a fare concretamente entrambe le cose che vi auguro di poter fare, di poter riscoprire. Se siete interessati, se volete scommettere un po’ del vostro tempo, della vostra identità, potete consultare il sito di Mente Locale dove troverete anche l’indirizzo e-mail a cui rivolgervi per sapere dove, come e quando il laboratorio urbano si ritrova e cosa propone ai suoi partecipanti. Un felice natale a tutti voi!

http://bradipodiario.blog.tiscali.it/2014/12/25/12160/

Enea Solinas