Laboratorio urbano - Mente locale
Il Laboratorio urbano - Mente locale è una iniziativa di auto mutuo aiuto che nasce tra i servizi della salute psichica e mentale del ASLTO1 di Torino. Inizia le sue attività il Giugno del 2000 e ci si incontra una volta alla settimana il Martedì mattino dalle 11.00 alle 13.00 circa, a Cascina Roccafranca, via Rubino 45, Mirafiori nord, Torino. Chi vuole sapere di più può scrivere a :laburb@libero.it
mercoledì 22 ottobre 2014
venerdì 19 settembre 2014
Bradipo Reporter, Beckwith to the future
Hai presente il bradipo? È un piccolo mammifero che vive nell’America del Sud, se ne sta tutta la vita attaccato al suo albero e non c’è niente che lo smuove.
Ecco, c’è un gruppo di bloggers che ne hanno fatto il loro simbolo.
Perché? Se lo vuoi sapere digita www.bradipodiario.blog.tiscali.it è il loro indirizzo informatico.
Be’, sì, sono bradipi evoluti. Qualcuno, nonostante la riprovazione del branco, si spinge addirittura su Facebook, lo trovi alla pagina www.facebook.com/bradipodiario
Vai a cercarli tu, se la proposta ti incuriosisce, perché se aspetti che si muovano loro…
Aiutali ad avere nuovi lettori e amici inviando questa email ad almeno altri tuoi 10 contatti
Bradipamente buon tutto.
Bradipo Reporter
Beckwith to the future
—
Come molti lettori di Bradipodiario sanno, alcuni redattori fanno radio. È stato proprio durante una piacevole chiacchierata in centro a Torino che grazie al mio amico bradipo Giuseppe ho saputo che a Torre Pellice stavano allestendo una mostra che ricordava e festeggiava i 30 anni di Radio Beckwith Evangelica a cui partecipiamo, vedere sotto il menù Noi E la Radio. Così mi son detto: perché non organizzare una gita con la redazione diSegn/Ali? Già, perché no? Allora ho lanciato l’idea ai miei compagni, e siccome nel frattempo ad agosto ci siamo visti spesso con un altro gruppo, quello del Laboratorio Urbano Mente Locale, nostri ospiti più volte in radio e compagni della rete del Circolo Poetico Urbano Orfeo, la comitiva si è allargata. È nata così l’opportunità per una scampagnata che ha consentito a noi tutti di liberarci autonomamente e spontaneamente del solito clima cittadino, per un pomeriggio in un’altra aria, in un altro paesaggio, con un’altra atmosfera e un altro spirito. Una soddisfazione proficua per «fare gruppo» che suggella un periodo estivo nel quale l’intensità delle relazioni e degli stimoli tra i partecipanti di queste realtà sono aumentate, dando nuovo slancio progettuale. Sono gruppi e realtà che operano con una particolare attenzione al mondo del disagio psichico, ma che partendo da questa dimensione toccano e trattano trasversalmente pensieri e idee che coinvolgono chiunque.
Non occorrono patenti di alcun tipo per parlare di espressione di sé, del proprio vissuto, delle esperienze dolorose, come di desideri; nell’affrontare un percorso di rivendicazione dei diritti e delle autonomie nell’uso di strumenti di cura di sé; per portare tutto questo in una dimensione poetica, in un’arte di vivere che invece superi proprio le etichette che le gabbie reali e metaforiche della società ci consegna e impone. E allora sai che c’è?, si va tutti allegramente a Torre Pellice, a passare un bel pomeriggio insieme, nell’aria buona, chiacchierando per ribadire le proprie necessità, per immaginare e progettare, e per scherzare e divertirsi. Ed in effetti il posto è bello, c’è un’atmosfera di pace, ci si avvicina a nuove conoscenze, nel cuore della comunità valdese. La mostra ripercorre la storia di un gruppo di appassionati, fa emergere la capacità artigianale come i ricordi. Risalta l’importanza di certi temi su cui Radio Beckwith si è sempre concentrata quali la tolleranza, la buona informazione, la dimensione comunitaria del vivere, le specificità culturali e minoritarie, e la disponibilità a creare momenti di condivisione e opportunità di libera espressione, come è capitato a noi di Segn/Ali un paio di anni fa. Senza dimenticare la buona musica.
Tra foto d’archivio, ricordi personali, tracce di eventi importanti, oggetti e ricostruzioni degli studi radiofonici, ascolti della stessa storia di Radio Beckwith che arrivano fino alla messa in onda del giorno stesso, si ha proprio l’impressione di un ritorno al futuro. Perché se da un lato la passione è immutata, è bello vedere come un’iniziativa davvero spontanea e artigianale abbia raccolto consensi e adesioni, e sia diventata un punto di riferimento importante e in crescita non solo per le valli abitate dalla comunità valdese, ma per tanti radioascoltatori, in Piemonte e non solo. E dopo la mostra, un gelato ed un caffè – e una bella sigaretta, per chi fuma – siamo andati a fare una sorpresa alla sede di radio Beckwith, a Luserna. Già, una sorpresa perché mica li avevamo preavvisati… volevamo ribadire un po’ il concerto del «bello della diretta», anche se Segn/Ali Radio va in onda registrato. Ed è subito chiaro come ci sia voglia di mantenere e anzi approfondire l’uso dello strumento della radio, per diffondere «lo sguardo della follia sulla realtà» in modo sempre più poetico e partecipato. La mostra Beckwith To The Future è stata prorogata fino al 30 settembre, dopodiché diventerà itinerante. Per saperne di più consiglio di aggiornarsi sul sito dei 30 anni della radio.
Enea Solinas
mercoledì 3 settembre 2014
Un uomo dagli occhi rotti, sull'arte di Cosimo Cavallo
l'11 Settembre 2014 ,
presso la Galleria Rizomi,
in via Sant'Agostino 8,
la mostra su Cosimo Cavallo.
"Un uomo dagli occhi rotti, sull'arte di Cosimo Cavallo"
Sarà pubblicato, in quel contesto, un catalogo
scritto da Luca Atzori e introdotto da Roberto Beneduce
ecco alcune anticipazioni.
scritto da Luca Atzori e introdotto da Roberto Beneduce
ecco alcune anticipazioni.
"Viviamo in un grande ospedale chiamato occidente,
dove ogni percorso conduce alla moneta.
Questa condizione ci porta a limitare i nostri passi
sopra sentieri miseri, brevi.
Pensiamo al nostro pianeta.
È vasto, ma ci muoviamo in massa sopra punti ristretti,
avanti e indietro,
tutto per rimanere confinati entro quel territorio.
Tutto perché abbiamo paura di perderci.
E abbiamo ragione.
Senza quei sentieri ci perderemmo e
nessuno di noi lo vuole.
Ma ci sono sentieri più vasti da percorrere.
Sentieri dei quali non possiamo essere coscienti,
perché se lo fossimo, forse,
qualcuno chiamerebbe i carabinieri.
Questo art dossier non è dedicato solo a un artista,
ma soprattutto a un mistico nostro contemporaneo.
Si chiama Cosimo Cavallo, alias Fabio Elettroni.
È nato a Torino nel 1968 ma ha origini pugliesi, di Taranto..."
"Capita spesso di incontrarlo per la strada.
Lo si nota per la sua abitudine a gridare nel vuoto,
rivolgendosi a personaggi invisibili.
È barbuto, porta sempre una camicia haiwaiana.
Ha lo sguardo profondo.
Somiglia a un patriarca antico-testamentario
(così come possiamo immaginarcelo).
Lo si nota per la sua abitudine a gridare nel vuoto,
rivolgendosi a personaggi invisibili.
È barbuto, porta sempre una camicia haiwaiana.
Ha lo sguardo profondo.
Somiglia a un patriarca antico-testamentario
(così come possiamo immaginarcelo).
Lui si definisce un buddista. Lo intende in senso antico. Iniziatico.
A vent’anni è stato “salvato dai surrealisti”.
Il tutto poi è sfociato in una tesi presentata all’accademia delle belle arti
sul concetto di superficie nel cinema di Fellini.
Un innamoramento (senza cuore) il suo,
per la falsità."
"Lezione di Cosimo Cavallo su Max Ernst:
Ho comprato una coppetta di vecchio zinco
che ho chiamato il calice di cristo.
L’origine colpibile dell’affetto che è l’amore.
Quando abbiamo a che fare con Max Ernst
abbiamo a che fare con un artista strano.
Per capirlo dobbiamo essere stati scelti
come esseri creati per Dio.
Increati fattori esistenti.
E poi dopo Dio si arriva a chiacchierare.
E prima di Dio esseri morali che
hanno chiesto alla Signora Vergine
“cammina te che cammino io”:
le moltitudini..."
"Cosimo stesso intuisce il potere istituzionale dei significanti, infatti si riferisce costantemente ad essi per trovare orientamento, in quanto rappresentano la reazione all'Altro, ovvero l'attività dell'inconscio come luogo di eterogenesi dell'accadimento. “Sede della blasfemia” ama chiamarla, origine del trauma come atto incontrollato di cui rendersi colpevoli per poter meglio conservare l'ambiente, così da permettersi costanti atti di inaudita Violenza Culturale..."
"In Caravaggio
ama il sacro che
si manifesta attraverso la luce
(esempio lampante ne è la vocazione di San Matteo)
dove l’effetto d’ ombra
segna sempre la presenza
di situazioni reiette,
rese incantevoli
attraverso la fenditura
che rende visibile, fra i colori,
la soggettività estetica dell’artista milanese.
In Rembrandt ama il suo “buddismo”.
Il suo restare nell’ombra
come a fondersi con essa,
e così agire, facendola agire.
Un buddismo dove
per districarsi
bisogna muoversi
attraverso il caos e l’angoscia.
Rembrandt come artista
che accetta l’angoscia e non le da tregua.
Grande
per la sua mancanza di consolazione. (...)"
" In Duchamp ama il calcolo."
Il tutto poi è sfociato in una tesi presentata all’accademia delle belle arti
sul concetto di superficie nel cinema di Fellini.
Un innamoramento (senza cuore) il suo,
per la falsità."
"Lezione di Cosimo Cavallo su Max Ernst:
Ho comprato una coppetta di vecchio zinco
che ho chiamato il calice di cristo.
L’origine colpibile dell’affetto che è l’amore.
Quando abbiamo a che fare con Max Ernst
abbiamo a che fare con un artista strano.
Per capirlo dobbiamo essere stati scelti
come esseri creati per Dio.
Increati fattori esistenti.
E poi dopo Dio si arriva a chiacchierare.
E prima di Dio esseri morali che
hanno chiesto alla Signora Vergine
“cammina te che cammino io”:
le moltitudini..."
"Cosimo stesso intuisce il potere istituzionale dei significanti, infatti si riferisce costantemente ad essi per trovare orientamento, in quanto rappresentano la reazione all'Altro, ovvero l'attività dell'inconscio come luogo di eterogenesi dell'accadimento. “Sede della blasfemia” ama chiamarla, origine del trauma come atto incontrollato di cui rendersi colpevoli per poter meglio conservare l'ambiente, così da permettersi costanti atti di inaudita Violenza Culturale..."
"In Caravaggio
ama il sacro che
si manifesta attraverso la luce
(esempio lampante ne è la vocazione di San Matteo)
dove l’effetto d’ ombra
segna sempre la presenza
di situazioni reiette,
rese incantevoli
attraverso la fenditura
che rende visibile, fra i colori,
la soggettività estetica dell’artista milanese.
In Rembrandt ama il suo “buddismo”.
Il suo restare nell’ombra
come a fondersi con essa,
e così agire, facendola agire.
Un buddismo dove
per districarsi
bisogna muoversi
attraverso il caos e l’angoscia.
Rembrandt come artista
che accetta l’angoscia e non le da tregua.
Grande
per la sua mancanza di consolazione. (...)"
" In Duchamp ama il calcolo."
Tratto da "Un uomo dagli occhi rotti" di Luca Atzori
venerdì 29 agosto 2014
Il mio dolore pre-ferito
Mentelocale in via virle, 26.08.2014
Resoconto poetico
Tema: il dolore
Tanti anni fa
nelle terre del sud
il lenzuolo in macchia rossa esposto al balcone
indicava verginità e illibatezza
la sindone laica del maschio
dove venerava il suo onore virile
arcaismi fossili del maschio che non c’è più.
Propongo un G.P.R
gruppo politico di ricerca
per prendersi cura del comune tra di noi
lunedì 22 settembre in via virle
un primo incontro per orientarsi un po’
per riprendere la parola sulle cose della città
come una nuova armata brancaleone
Due poesie di Holan Vladimir
poeta che ha fatto il turno di notte
nella distruzione di Sarajevo
sulla trincea con la parola
a contrastare la barbarie mortifera.
I bambini
Già da tempo c’è stata la Resurrezione
e già da tempo, subito dopo, ci fu il giudizio!
Ma mentre tu di nuovo
il riscatto cercavi nella malinconia
e la libertà hai trovato nella pazzia -
i bambini non hanno smesso di giocare e non hanno chiesto
se era per la prima volta o qualcosa di diverso…
Il dio del riso e
del canto tramonta
ci porta dolore
spropositato e
ci consegna la cura,
il dolore è a
dimensione soggettiva e
orde di umani tutti
i giorni
sono alla ricerca
del antidolorifico,
ogni giorno
assumiamo il dolore
mio e tuo,
mi guardo allo
specchio e vedo
che il mio dolore è
sempre il piu grande
ma non riesco a
mostrarlo,
a condividerlo con
gli altri,
non vale la pena
sradicarlo che tanto ricresce
bisogna prima
accettarlo e guardarsi
dall’aggressività
passiva.
ho patito dolori di
grado 10 della scala
meno male che c’è
sister morfin
che ha pietà e
sollievo,
va bene anche il
toradol
ma prima abbasso il
sistema immunitario
che fa scattare il
dolore a vuoto,
propongo un gioco di
fiducia
ti bendo gli occhi e
ti porto sull’orlo
dell’abisso
ti faccio vedere il
mio dolore,
mi ricordo da
bambino mi facevo venire la febbre
pur di avere la
minestrina dalla mamma,
brodino colmo di
piacere
che arrivava una
volta caduto malato,
dolore intenso come
l’aroma del caffè,
cerco meccanismo
automatico
di trasformazione
del dolore in piacere,
se sto male gli
altri mi vedono
non sopporto
l’indifferenza
piuttosto fingo di
star male pur di essere vista,
c’è un economia del
piacere
ma non è niente
senza un economia
del dolore,
la memoria del
dolore fa bene
ma non deve impedire
di vivere il piacere.
Il mio dolore pre-ferito
di Enea Solinas
Mi accorgo ogni volta di nascere
quando in vita previene all’io il dolore,
pre-ferendo la stessa ferita che mi nacque
quando nacqui nelle comuni nostre acque,
di cui ci dissetiamo per non morir di sete.
Il mio dolore, così pre-ferito,
si rivela di infinite sete,
in infinite seriche sere
quando dormo, e la vita è in disparte;
ma non dispero, con un po’ d’arte,
presento il futuro nel presente,
e questo, qui e ora, mi consente
di fare, del mio dolore preferito,
un verso, un dono, un presente,
che ti regalo pienamente
perché grazie a te esso sente.
Si chiamava, così, un tempo «dolore»,
questo gesto, questo battere del cuore.
Un caro saluto a
tutti,
La maschera
Sono in guerra permanente
col mio datore di lavoro
sia che vinco io o lui
sarà una vittoria di Pirro
annientamento esteso
ma non posso tirarmi indietro
ne va della mia vita
sento che ho già perso
ma non voglio perdere
anche la mia dignità
ho accettato l’invalidità
ma devo salvarmi dalla precarietà
accetterò il trasferimento
lo spostamento come negli 70
nei reparti-confino della fiat.
col mio datore di lavoro
sia che vinco io o lui
sarà una vittoria di Pirro
annientamento esteso
ma non posso tirarmi indietro
ne va della mia vita
sento che ho già perso
ma non voglio perdere
anche la mia dignità
ho accettato l’invalidità
ma devo salvarmi dalla precarietà
accetterò il trasferimento
lo spostamento come negli 70
nei reparti-confino della fiat.
è uno strano caso della vita
si può cambiare radicalmente
come andare in un paese straniero
sentire lingue incomprensibili
avviare un percorso di crescita
non trovo le parole adatte
per descrivere l’esperienza
solo chi prova può capire
non basarti sull’apparenza e
alle belle foto in posa
mi chiedo e vi chiedo
firmo o non firmo il regolamento
aspetto, ci voglio ragionare
esperienza che non consiglio a tutti
si ci sono dei vantaggi
relazioni e legami profondi
tra chi vive il disagio,
il mio umor nero
cambia colore in compagnia,
ma come si chiama la comunità?
Non lo dico, per pudore!
si può cambiare radicalmente
come andare in un paese straniero
sentire lingue incomprensibili
avviare un percorso di crescita
non trovo le parole adatte
per descrivere l’esperienza
solo chi prova può capire
non basarti sull’apparenza e
alle belle foto in posa
mi chiedo e vi chiedo
firmo o non firmo il regolamento
aspetto, ci voglio ragionare
esperienza che non consiglio a tutti
si ci sono dei vantaggi
relazioni e legami profondi
tra chi vive il disagio,
il mio umor nero
cambia colore in compagnia,
ma come si chiama la comunità?
Non lo dico, per pudore!
ma anche liberazione
obbedienza, paura e timori
sei senza difesa, consegnato,
faccio tutto quello che vuoi,
la cosa difficile è che
se fuori porto le maschere
in comunità la maschera cade,
fai i lavori, ti confronti con gli altri e
la maschera cade,
vivi giorno per giorno,
non ho maschera o scudo
io sono io e
vi mostro la verità,
è doloroso,
mi cade la maschera e
sono terrorizzata,
la maschera protezione
la maschera carapace
le lacrime di coccodrillo,
sono Gim Carrey
alla ricerca della maschera potente,
senza maschera
sono un serpente senza siero,
mi metto alla prova,
mi scomodo,
perché cade la maschera e
prendi coscienza delle tue brutture,
mascherata sono una incantatrice
ammalio e seduco,
cade e mi sento sfigurata,
come l’unghia che cade
e lascia la carne viva esposta,
mi chiedo, il neonato
ha già la maschera o
l’appiccicano i genitori?
obbedienza, paura e timori
sei senza difesa, consegnato,
faccio tutto quello che vuoi,
la cosa difficile è che
se fuori porto le maschere
in comunità la maschera cade,
fai i lavori, ti confronti con gli altri e
la maschera cade,
vivi giorno per giorno,
non ho maschera o scudo
io sono io e
vi mostro la verità,
è doloroso,
mi cade la maschera e
sono terrorizzata,
la maschera protezione
la maschera carapace
le lacrime di coccodrillo,
sono Gim Carrey
alla ricerca della maschera potente,
senza maschera
sono un serpente senza siero,
mi metto alla prova,
mi scomodo,
perché cade la maschera e
prendi coscienza delle tue brutture,
mascherata sono una incantatrice
ammalio e seduco,
cade e mi sento sfigurata,
come l’unghia che cade
e lascia la carne viva esposta,
mi chiedo, il neonato
ha già la maschera o
l’appiccicano i genitori?
ma solo per quelli che portano la maschere
per proteggersi dagli sguardi radioattivi,
maschera costrizione o
maschera protezione,
alla tartarughina il carapace
cresce insieme col corpo,
per noi sono gioia e dolore
gioia e rivoluzione
porto la maschera del incapace
sono senza carapace
e per questo non riesco a trovare lavoro.
per proteggersi dagli sguardi radioattivi,
maschera costrizione o
maschera protezione,
alla tartarughina il carapace
cresce insieme col corpo,
per noi sono gioia e dolore
gioia e rivoluzione
porto la maschera del incapace
sono senza carapace
e per questo non riesco a trovare lavoro.
Ho avuto un incubo e
nella ferita e angoscia,
ho sentito la liberazione,
la caduta della maschera.
Mi sveglio e la prima cosa che faccio
è indossare la maschera,
un incubo!.
nella ferita e angoscia,
ho sentito la liberazione,
la caduta della maschera.
Mi sveglio e la prima cosa che faccio
è indossare la maschera,
un incubo!.
funziona per gioco
al adulto funziona per profitto,
mi chiedo
la maschera la metto per me o
per gli altri?
Le maschere sono funzionali
e quando cadono
lo sono ancora di più.
al adulto funziona per profitto,
mi chiedo
la maschera la metto per me o
per gli altri?
Le maschere sono funzionali
e quando cadono
lo sono ancora di più.
venerdì 22 agosto 2014
Mentelocale in via Virle21: Segna-li dove Dio non è
Mentelocale 19.08.2014
Resoconto poetico dell'incontro
in via virle21, ospiti
negli spazzi di Segnali
Tema pasoliniano: li, dove Dio non è!
Sento l’ambulanza che mi chiama:
Niiiinooo, Niiinooo!!!
Porto messaggi di salute
da chi non conosce il proprio essere,
è lontano il reale tempo umano
si propaga fin “dove il dio non è”
il panico fa si che dio si ritrae da me
si allontana perché ha paura dell’angoscia
ma li dove dio non è c’è il mistico,
ospitiamo l’altro e dio ci perdona
ci appare e ci parla nei sogni rari
ma mi chiedo
noi siamo il sogno di una farfalla
come dicono i cinesi o
siamo il sogno di un entità gigante
come dice Nino?
Per un anno sono stato chiuso
nel Fatebenefratelli
e io nel Mauriziano
meno male che sono uscito
ma non so come,
sogno a tutto spiano
da sveglio e dormiente
creo ponti tra realtà e fantasia
sono il pontefice del quotidiano
il Francesco di noialtri,
sto annaspando alla ricerca dell’autostima
sto in riva al fiume e
aspetto che passi
il cadavere di me
stesso,
sognare che cosa?
Sognare il sogno,
dio è morto e
i nuovi dei non sono ancora arrivati
hanno perso il treno dal aldilà,
dove abitano,
dove abita il tremendo,
dove stanno le domande
che non trovano risposte,
li dove c’è il vivaio del caos.
Vivadio
ho un io nel vivaio
non so se cresce,
ogni tanto si dissolve
e mi trovo
dove dio non è,
la melanconia,
la follia,
partono dalla perdita del io
come nel sogno
oscura la loro formazione
non abbiamo bisogno della loro interpretazione
ma della loro possibile traduzione,
chi è stato dove dio non è e torna
cerca la parola e non la trova,
non dice ma mostra
dove non c’è io ci può essere un noi.
Fermati un attimo
sento il flusso aggressivo
circola vorticosamente
viaggia sulle nostre parole
sul pregiudizio della melanconia assassina
parole come lame
fa male la lingua pronunciarle
forse la voce parola diventa aggressiva
quando non trova orecchio
per essere accolta,
il gruppo diventa violento
quando non lascia una sedia vuota
per l’ospite inaspettato,
quando non si concede
agli ospiti silenziosi,
quando si autoriflette e
si perde nei giochi di specchi
degli io infranti.
Li dove dio non è
è una frontiera,
del esistenza
ma anche dei corpi concreti,
c’è bisogno di molto di più
di una mappa psicogeografica,
abbiamo bisogno di mezzi di trasporto
(le famose metafore)
che permettano di abitare la frontiera
almeno andata e ritorno,
agili e non escludenti
senza praticare il pregiudizio,
cosi accogliamo uno che viene
da li dove dio non è.
giovedì 21 agosto 2014
Mente locale in via gorizia occupata, 27-5-2014
Resoconto del incontro di mentelocale
del martedi 27.05.2014
in via gorizia occupata
Ho vinto le elezioni
sono il subcomandante
del partito degli astenuti
non mi rubare il vino anche se è prodotto
dal ciravegna siciliano,
fa bene morire lentamente,
come vedi è una giornata formidabile
un sole splendido, ma mi chiedo
dove la trovano tutta questa vita queste persone
è un miracolo la voglia di vivere ogni mattina.
Oggi ho il nome sbagliato
abbiamo occupato per tre giorni in via gorizia
ed anche dopo lo sgombero
rimane sempre una situazione
un rifugio urbano improbabile,
gestire il disagio psichico dal interno
dal utente psichiatrico esperto
tra ASL, Comune e collettività
attivare il rifugio urbano,
ma i soldi?
dove li troviamo i soldi?
Trattiamo con l'ASL?
Facciamo una conferenza stampa
rendiamo pubblico il nostro progetto;
ma nel vostro progetto
posso essere assunta
anche se sono Maria?
Alle Molinette
con l'accendino
mi sono liberato
dalle fettuccine
anche se dopo
mi hanno massacrato,
ricontattiamo le persone
i gruppi e i singoli
organizziamo le forze
facciamo un programma
un minimo di rivendicazioni
come facevano i tupacamaru
chiediamo che aprano l'acqua
un minimo di regole
date da noi per noi
guardiamo le nostre fragilità
non cerchiamo una simbiosi nella deriva,
si può andare avanti a strappi
e in perpetuo allarme?
Vedo e sento
che c'è voglia di sperimentarsi
in situazioni imprevedibili
andando oltre il simbiotico
tra soggetti agregatti
sulla fede al ipocrita e
alla sua imprevedibilità,
imprevedibilità che ha da essere contagiosa
forse per rompere gli schemi,
inoltre nella galassia madpraista
ognuno trova il suo posto
anche l'ipocrita stesso
che secondo me è un bastardo
insieme a quel altro piccolino
ma non vi dico il perché
non voglio che il delirio del altro
aumenti il mio disagio,
come faccio?
Finiamola col giudizio giudicante
a me hanno dato fastidio gli alcolici e
l'uso smodato mi fa venir paura
cosa faccio davanti a uno che delira forte?
Lo ascolto ma
mi sento sempre libera di andarmene
ci va accoglienza e umiltà
ci va un noi per accogliere un io, delirante.
Mi sembra buona l'occupazione
perché il posto è abbandonato.
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