Laboratorio urbano - Mente locale
Il Laboratorio urbano - Mente locale è una iniziativa di auto mutuo aiuto che nasce tra i servizi della salute psichica e mentale del ASLTO1 di Torino. Inizia le sue attività il Giugno del 2000 e ci si incontra una volta alla settimana il Martedì mattino dalle 11.00 alle 13.00 circa, a Cascina Roccafranca, via Rubino 45, Mirafiori nord, Torino. Chi vuole sapere di più può scrivere a :laburb@libero.it
lunedì 17 marzo 2014
venerdì 7 febbraio 2014
Orfeo1: Coincidenze
Coincidenze: Jung probabilmente non le avrebbe chiamate così… Ma andiamo con ordine. Non più tardi di due settimane fa, passeggiando animatamente per le vie del centro di Torino dove abito (un quotidiano esercizio per il sollievo dello stress? Diciamo piuttosto una piacevole abitudine) mi imbatto presso una piccola libreria che espone anche una serie di libri cosiddetti “usati” (meglio dire “già letti”) un vecchio testo del 1978 dal titolo più che interessante: Il linguaggio della follia. Ovviamente non me lo faccio scappare. L’autore è un certo David Cooper… mai sentito (scoprirò facilmente sulla rete che Cooper è nientepopodimenoche il coniatore del termine “antipsichiatria” un sodale di Laing e Foucault: l’ignoranza non ha confini, per fortuna vi si può rimediare).
Tesi di questo testo (che rappresenta l’ultimo lavoro importante di Cooper, stando a wikipedia): la follia è dentro ciascuno di noi, è la realizzazione stessa del linguaggio («non è l’inconscio che è un linguaggio, è il linguaggio che è un inconscio») è un processo di destrutturazione-restrutturazione della nostra esistenza, un’esperienza fondamentale, è la messa in pratica di una «rivoluzione permanente».
Il libro, dedicato al «primo rivoluzionario, quello che in ciascuno di noi», poggia le basi (solide) sui concetti di dialettica marxista di una società dominata dall’opposizione tra sfruttatori e sfruttati, critica fortemente e accusa tutte le «mistificazioni» che si frappongono fra noi e la follia che è in noi. La psichiatria, certo, ma prima ancora la familizzazione, in generale tutte le psicotecniche professionistiche che pretendono di veicolare una “terapia” (incluso una forte critica alla psicanalisi intesa come residuo «borghese delle forme di familizzazione»). La prospettiva che Cooper disegna(va) era perciò destinata (retoricamente, ma come diceva Pasolini a volte la retorica è l’unico modo di dire la verità) alla realizzazione liberata della follia, alla messa in pratica della rivoluzione permanente, che ha valore politico, ma non è «una rivoluzione politica, è una vera rivoluzione sociale». Riguarda noi e gli altri, la società appunto, e la cultura, aggiungo. Punto di approdo e chiave di volta di questa rivoluzione, il linguaggio che nella follia «coincide con il linguaggio poetico». Cooper traccia una serie di alternative e prassi differenziando i «bisogni dell’avere» (imposti dalle psicotecniche istituzionalizzate) e i «bisogni di agire per essere» (creati nella follia) tra i quali l’esprimersi creativamente, la comunicazione non esigente (senza significati – «ordini» – reconditi), la realizzazione di una sessualità orgasmica (ovvero svincolata dal legame «riproduttivo» dettato dalla familizzazione); la riappropriazione e la de-terrorizzazione della morte (l’unica finale vera «proprietà privata»). Infine intrinsecamente la realizzazione della follia, ovvero la rivoluzione sociale che ci porta ad essere sociali ed attivi per e nella vita, con gli altri. Sottolineo ancora un punto chiave, legato alla realizzazione poetica del linguaggio, che mi sta a cuore: l’espressione dei silenzi «propri, interni alle parole», giacché «nella vita, ciascuno di noi, ha veramente ben poche cose da dire». Ne deriva, aggiungo io, che il parlare consueto deve rendersi pienamente cosciente di questi silenzi, che ci permettono di dire e argomentare su qualsiasi cosa pur continuando a dire veramente sempre quelle poche cose.
Il testo come detto è del 1978, ha un piglio “furioso”, non (solo) nel senso di lotta e rabbia sociale, ma proprio di energia folle. Risulta un po’ spiazzante leggere come «entro 20 o 30 anni – prima del 2000, cioè – la psichiatria non esisterà più» (ehm…). Insomma, fa parte della retorica messa in campo. Una considerazione che mi viene da fare è che il risvolto reazionario del potere che è esploso dagli anni ’80 in poi ha plagiato la sessualità orgasmica per scopi mistificatori e conformisti slegandola spesso e volentieri dal discorso affettivo. Ma questo non è un critica negativa a Cooper, se mai è un’aggiunta ulteriore, dove oggi, per sessualità orgasmica si dovrebbe intendere proprio quella che svincola dall’omologazione consumistica e recupera, assieme al godimento, tutto il senso dell’affettività.
Ma ora passiamo alle coincidenze. Perché accidentalmente, passeggiando domenica scorsa per le vie del centro, passo davanti alla libreria Arethusa, specializzata nei saperi trascendentali ed esoterici, e vedo programmato per il giovedì successivo un incontro con la presentazione di un libro su James Hillman, presente l’autrice, la psicologa Selene Calloni Williams. Mi incuriosisco perché Hillman è stato uno psicologo e uno psicanalista junghiano che davvero ha trasceso il discorso psicoterapeutico (andando oltre anche a Jung, che già aveva spiazzato, in modo un po’ frammentario, molte basi freudiane). Vado a quest’incontro. Comincia una narrazione (non saprei come altro definirla) che evade gli accademismi come i paternalismi («degli psicotecnici», direbbe Cooper). Con un tratto molto gentile, intessendo la presentazione del libro con i riferimenti personali che in effetti nel libro sono assai presenti, l’autrice spiega il suo rapporto personale con Hillman, «suo maestro occidentale» (la Williams ha avuto prima un’iniziazione ascetica in oriente), e di fatto comincia a parlare in termini prettamente Hillmaniani di ricerca alchemica, con riferimenti ai miti classici, e alle pratiche trascendentali orientali, al senso estetico, armonico, dell’esistenza. Tutto per spiegare il concetto di «psicologia immaginale». Io ascolto molto coinvolto e appassionato e successivamente mi si accende una lampadina, perché mi si rivela una cosa che in fondo sapevo già. La Williams, attraverso Hillman, dice la stessa cosa di Cooper. Da una prospettiva diversa, ma che è semplificativo definire opposta.
Cooper individua un discorso che potremmo sintetizzare in tre passaggi, in tre aggettivi: epistemologico, politico, sociale. Nell’incontro alla libreria Arethusa il discorso potrebbe essere spiegato con altri tre termini: mitico, animico, poetico. Ma sostanzialmente offrono una stessa convinzione. L’idea cioè che la follia (o più in generale la sofferenza, la passione) va ripresa, vissuta in pieno. Alcuni punti chiave o coincidenze tra i due discorsi. Ciò che per Cooper sono le mistificazioni capitalistiche dettate dallo sfruttamento della forze sociali subalterne, per Hillman, in modo analogo, era la pretesa oggettività materiale dell’esistenza, prodotta dalla cultura patriarcale, freddamente tecnica, che si inganna con i concetti arbitrari – morali – di bene e male, che sono appunto un inganno della mente. Cooper indica ad esempio la sessualità orgasmica o l’espressione creativa come snodi della sua rivoluzione; Hillman, da buon alchimista, indica il rapporto erotico, mitico tra la divinità maschile e quella femminile, tra l’esistenza umana e quella divina, nell’esistenza che «ripete nel tempo ciò che gli Dei fanno nell’eternità». Cooper sprona e individua la strada per una rivoluzione sociale con la follia che destruttura e ristruttura; Hillman e la Williams oltrepassano i concetti terapeutici indicando un «fare Anima», non un oscuro scrutare nella psiche (la psicanalisi intesa come la pratica del ritiro delle proiezioni, o detta nei termini ascetici induisti, un ritorno liberato – sacrificale – alla realtà). Impressionante analogia dell’epistemologia: come Cooper nega i bisogni dell’avere, così Hillman ci dice che non «abbiamo l’anima» ma la «facciamo» (agiamo per essere). Entrambi i punti di vista sfociano nella concezione poetica dell’esistenza e del linguaggio che la sostiene. Liberazione e mito; Amore e Psiche; coscienza e consapevolezza di sé e della società. Entrambi oltrepassano la terapia. Cooper arrivando a dire che l’azione successiva all’antipsichiatria sarà la non-psichiatria, che rende obsoleto, vuoi le categorizzazioni diagnostiche, vuoi le categorizzazioni di psichiatra, psicologo, e pure di antipsichiatra. La Williams, quasi per rispondere alle provocazioni di Hillman, dal canto suo ha fondato una società che propone dei percorsi trascendenti di cura che si chiama Nonterapia. (Ha sede in Svizzera, ma opera anche in Italia, a Milano, e in Scozia, ad Edimburgo).
Si potrebbe quasi sintetizzare che i due punti di vista non sono che la formulazione esoterica (animica-trascendentale) ed essoterica (politica sociale) della stessa necessità.
Ora, a conclusione di queste considerazioni, voglio ribadire che queste cose mi erano già note anche prima che, grazie a questi incontri e libri, le potessi ben argomentare per iscritto. Come? Perché fanno parte della mia personale esperienza. Perché se per esempio Cooper “scopre” (analizzando tra l’altro l’allora fervente situazione italiana – nel 1978 stava per essere promulgata la legge Basaglia) che la rivoluzione si attua dentro e fuori le istituzioni psichiatriche (ospedali e società, tra i folli «accertati» come in tutti i rapporti umani) anch’io mentalmente e dialetticamente mi sono sempre mosso nei due registri, cercando sempre di abolire le presunte distinzioni. L’alchimia è anche un fatto mediale, di ricongiunzione, tra esoterico ed essoterico. Perché l’io diviso, per citare Laing, si confà a questa prassi (ma è ciò che sta in ciascuno di noi: come disse Pasolini, la schizoidia è del mondo…). Perché nella mia esperienza ho avuto la fortuna e l’intenzionalità di vivere, al pari e parallelamente all’intimità con i miei daimon, il discorso sociale, in una realtà come l’associazione Arcobaleno che, al pari di altre, pone l’accento sul «diritto alla follia» e cerca di trovare un punto di accoglienza e approdo per sostenere la cittadinanza della follia. Dunque la cittadinanza che prende coscienza della propria follia nel momento in cui accoglie i folli senza pretendere di “correggerli”. Così per me è stato ed è, arrivare e partecipare alle riunioni di Segn/Ali (la rivista di Arcobaleno), un atto politico, intriso di interesse personale e ulteriore rilancio verso la società. Di pari passo ho partecipato e partecipo ad un’altra esperienza, coltivata sia in privato sia nel collettivo del Circolo Poetico Orfeo, che si offre di portare alla luce (alla voce) la poesia che ci «fa l’Anima».
Indiscutibilmente, la sfida futura della psichiatria, quella per intenderci della «guarigione» o «recovery» che dir si voglia, potrà essere vinta solo favorendo culturalmente, dentro e fuori l’istituzione, entrambi gli aspetti che mirano, che convergono nello stesso punto: la possibilità e il sacrosanto inalienabile diritto di essere se stessi. Che è un bene che fa leva sul bello, l’etico con l’estetico, il logos con la sensazione, l’emozione, l’esperienza: la pato-logia. Per questo oggi come in futuro, dovremmo pretendere «dal primo rivoluzionario che è in ciascuno di noi» come dal servizio psichiatrico, di «fare Anima», di stare bene nel bello. E se ci continuano a ripetere che il tempo sta per scadere (la crisi, la ripresa, la corsa agli armamenti, l’ultimo modello di cellulare…) dovremo agire per continuare a sognare perché stiamo solo distraendoci da ciò che occorre «fare e dire»: donare a noi stessi e al prossimo il senso di eternità che ci è proprio, che ci suggeriscono gli Dei come testimoniano i miti, «queste cose che non avvennero mai, ma sono sempre».
Enea Solinas
giovedì 30 gennaio 2014
La musica delle emozioni
Cerchio ritmico facilitato
che suonino i tamburi
trance dance verso l'ignoto
musica per le emozioni
ci arriva un invito a riflettere
sul gioco d'azzardo,
non bisogna puntare sui soldi
ma sulla vita,
azzardo morale ed etico
punto d'azzardo sul incontro
pazienti e operatori,
per una comunità possibile
per gruppi di utenti solidali e
autoprotettivi.
Trattenere il proprio cuore
è una questione di pudore
un giorno giacevo malata e
il sonno mi aiutò
dormendo sognai una fontana
bevetti e svegliandomi
mi trovai in piena insurrezione
i medici chiedevano scusa
perché la scienza non copre tutto
un campo oscuro rimane,
sollevando le palle del mulo
appare il tempo preciso,
cade il velo del concetto e
prorompe il linguaggio del corpo e
delle emozioni il cerchio ritmico
epifania dell'interiorità misteriosa
gesto primordiale sul ritmo del tamburo.
Porto gli occhiali oscuri
per difendermi dalla luce al neon
ma tu sei aggressivo
e mi devi spiegare il perché,
sei appena arrivato
e mi chiedi troppi perché
sono incazzato
perché non fai niente per me,
fai l'operatore bastardo
distante e saputello
io porto la vita e tu porti i libri,
si ma il tuo operatore mentale
l'io imperiale
stà dormendo
e hai bisogno di un operaio psichico
che aiuti a fare i lavori pesanti,
ma ti avverto
non nominare i miei genitori invano
perché ti denuncio,
tu non sai l'inferno che devo sopportare
bisogna ripensare mentelocale
perché vivere di luce riflessa
è una situazione molto complessa
conviene quando fa buio
andare a riposare
ma facciamo gruppo
per dono o per necessità
per rabbia o per dovere?
meglio fare mentelocale per amore
tutte le ore.
martedì 14 gennaio 2014
Sogneria
Mente locale 14.01.2014
Meglio far l'ambulante
che esser portato via dal ambulanza
sento stamattina di contratti di lavoro capestro
firmati sotto la forza del ricatto
diritti disattesi e pratiche orrende
tagli sul corpo vivo delle persone.
Improvvisamente
ritornano dei volti dal passato
smania il ricordo per emergere
ho fretta di andare alla posta
pratico una guida smaniosa
cerco l'albero che mi ferma
smanio e schianto sul albero della morte.
Istituiamo una sogneria ad occhi aperti
il sacro cuore di mente locale
che fonda una vita da sogno
una società segreta del sueno
basata sulla vita in miniatura come
exogin, mostro in miniatura che abita in noi
ripetibili, trasportabili, miniaturizzati
abbiamo smarrito la strada e
abbiamo sostato a lungo vicino al tremendo.
E' la rabbia esaudita che ci fa male
sei indietro col lavoro
si ma sono avanti con l'ozio,
dobbiamo scrivere il manifesto
della paranoia creativa
e non trastularci con le bambole gonfiabili.
giovedì 9 gennaio 2014
A-utenti-Ci
A-utenti-ci
Partiamo dalla delicatezza delle cose
di cristalli di Murano in procinto a rompersi
piu fragili degli umani che sembrano tali ma non lo sono affatto
i libri bruciano fahrenheit 451ed è polvere
la vita si spegne lentamente ed è polvere in fahrenheit 1451,
ricordiamo chi è in villa turina, pratichiamo la cura telepatica.
Oggi mi sento nervoso, mi sento giù
caduta a picco e poi risalgo
io faccio teatro e conosco le voci
sono sensitiva, riconosco il bene dal male
sei un pò peperina, hai mente acuta ma
la usi male.
Ho tanto bisogno di ridere ma non ci riesco
è orribile non poter ridere
la risata è un dono
un dono adatto non solo a natale
ma tutti giorni ci vuole una risata
la mancanza di risata mi seppelirà
cerco il clown in me prima che sia troppo tardi.
Ogni tramonto non è un gioco ma
una piccola tragedia che si ripete ogni giorno
agogna il sole alla vita, in un attimo si spegne
ed è tramonto rosa.
Trovare una nuova identità
adatta al contesto
faccio natale al centro diurno
come Cristo nella stalla
ma anche li al pranzo festoso
tu si e tu no, separati in casa
per appartenenza burocratica diversa
servizio di via gorizia si
servizio di ex via eandi no
ho litigato col centro diurno
nel gruppo musica per cantare
bisogna aver la cartella clinica
se no rimani stonato come molti
a-utenti-ci.
24.12.2013
Meglio vincere all'amore che ai soldi
è festa, siamo alla ricerca del sacro che sfugge
lotta perenne che emerge dal tempo
lotta feroce ma sacra, sul ring cosmico
un dio antico con la testa di cane
mi trasmette una rabbia sacra
ma non parlo, sputa il rospo
cerco aragoste e blanc de blanc
per mitigare la fame d'amore
per non cadere nel circolo vizioso
tra ricovero e beneficio,
meglio il rospo che l'aragosta
cerco una camera di decompressione
dove una crisi psichiatrica può essere
una esperienza di vita.
Bisogna accettarsi aggiungo io
la psiche è una coperta
che protegge il corpo
dal freddo glaciale del mondo o
dal fuoco infernale delle emozioni,
viaggiamo tra egizi e greci
tra immobilità e divenire
rimane sempre lo stesso sentimento
cambia solo il cellulare ma una mela rimane una mela
ma se vuole diventare una pera lo fà
perchè il suo sogno è una macedonia
mischiarsi agli altri restando se stessi
o diventare altro per vedersi.
Vari motori muovono il genere umano
amore, denaro, successo, fame e altro
ma forse basta una domanda, una domanda giusta
generatrice di tutte le risposte possibili,
voglio un motore di ricerca
tra dolore e godimento
per arrivare alla saggezza
ma strada facendo mi rincoglionisco
della cura di me stesso
7.1.2014
Dobbiamo riprendere la pratica
del trattamento cinematografico obligattorio
c'è lo ricorda La pianista che
in una notte licenziosa
tra odori spermatici post coitali e
vuoto esistenziale cerca la relazione
d'amore e di sesso oltre il settimo continente,
seguendo melodie di morte si trafigge il cuore
e vaga di notte nella città di Vienna
piano sequenza infinito del concerto cosmico.
Bontà e elevatezza
delle voci oltre il muro
cerco la parole
di un uomo buono
che mi può essere d'aiuto,
cerco una finestra nel buio
per offrire il mio corpo
vado alla stazione
alla ricerca del piacere
per rigenerarmi un pò,
al buio seguendo
Orlando furioso e inamorato
della pianista infuocato,
per lei impossibile amare
impossibile suonare
godere della repressione
accedere alla perversione
del padre la versione.
Oggi cinematologia
condividere informazioni
regalare emozioni
immagini e icone
della vita che fu e che sarà
oltre l'orizonte stretto
ci aspetta l'infinito,
io ascolto ma ho difficoltà a parlare
non dire niente produce
the sound of silence,
sono abituata a stare nel ultimo banco
e tu mi porti al primo,
mi ecclisso,
si nota di più l'assenza di parola che
la presenza del corpo,
ho paura degli altri e della società
e poi mi vergogno
mi sembra di essere senza peso,
soprafatto dalla timidezza
divento rosso e questo mi salva,
Tento di trasformare lo stigma in carisma
ascoltando il canto delle voci delle sirene
andiamo al cinema con gli uditori di voci
evento raro di cinematofonia
al massimo lunedi 20 gennaio la proiezione
ma io non verro perchè ho già un impegno
e solo un impegno al giorno
toglie il medico di torno, basta avanza.
mercoledì 18 dicembre 2013
Resoconti autunnali
Che cosa ti appartiene?
quasi nulla
ma tra il niente e il nulla
c'è il nostro io
la nostra identità,
faccio una preghiera silenziosa
una preghiera sovversiva
tra equilibrio e conflitto;
Lidl che vai delacs che trovi,
Hunziker pratica in striscia la seduzione
interiorizzata tramite la merce,
pomodori deluxe qualità superiore
idroponico olandese
tutto perfetto e luccicante.
Ma cosa ti ha luccicato per la testa, stamattina?
Apro l'unità di crisi per normalizzare il sintomo
dò una capocciata contro il muro e mi ripeto,
apriamo piuttosto un varco
verso un utopia sovversiva realizzata.
Mi spiace
ma oggi non ho sentito niente
meno male che lo so:
tutti abbiamo dei conflitti.
26-11-2013
unico e irripetibile
non siamo cloni di nessuno o
forse siamo cloni di Nessuno,
sicuramente Odisseo
sarebbe contento.
Riusciamo a spogliarsi dei ruoli?
A rimanere nudi?
Partiamo dal confronto sul bene collettivo
tra dentro e fuori non esiste un confine netto
diversi e uguali.
19-11-2013
Piove e siamo pochi
in attesa dell'altro
incontro me stesso
o dentro o fuori
da qualche parte ho appuntamento con me stesso
mi chiamo al cellulare per sentirmi ma
non c'è campo
mi metto all'angolo ed ecco quattro tacche
finalmente posso parlarmi.
Un incontro operatori e utenti
a partire da mente locale
a partire dalla tristezza che avvolge la psichiatria,
ognuno può essere risorsa per l'altro
un luogo d'incontro e
di accoglienza reciproca.
Un educatore deve essere permanentemente in crisi
regna l'indifferenza e
si vede sul volto di ognuno di noi l'orrore
chiusi nei nostri alveari
singolarmente ognuno nella sua cella
apparentemente tutti insieme
vengo a mente locale dove c'è più intensità
facciamo fatica con la delocalizzazione in cascina
lasciare del centro diurno la dimensione uterina.
12-11-13
Della Storia straordinaria di Peter Schlemihl
l’uomo che ha venduto la sua ombra,
in una festa di fine °800
uno alto e bello
dinoccolato, vestito di grigio
tira fuori dal taschino
uno tappeto intero,
del tutto apparecchiato
comprese sedie e tavoli e
domanda:
mi vendi la tua ombra
in cambio di una borsa
che produce denaro sonante?
Mi vendi la tua ombra?
Ti do la borsa magica,
la borsa di Milano
e cosi diventi ricco senza ombra
un uomo senza ano ma
con la borsa di Milano.
Vende e gira solo di notte
quando l’ombra non è necessaria,
piange l’amore deluso e impossibile
e alla fine, infelice
incontra di nuovo l’uomo con la giacca grigia,
ti ridò l’ombra
se mi dai l’anima,
butta la borsa dentro la grotta
dentro la grotta del pozzo
fa l’eremita
negli angoli bui del bosco.
Adalberto von Chamisso
non sopportava il razzismo
e se ne va sbattendo la porta
l’ombra ingombra e
tu che faresti,
venderesti la tua ombra o la tua anima?
Vendo la mia anima
tengo di più al mio corpo,
sentendo questi contratti di vendita
che non si riesce a liberare
vendo l’ombra e mi tengo l’anima
ma se non ho ombra, non ho più luce
è meglio alla fine
vendere l’anima e tenersi l’ombra
perdere l’ombra è un parto del diavolo
in Kaukaso dentro la grotta
nasce il disegno d’amore,
mi stò facendo in diretta
un idea proiezione
a seconda della luce
si proietta l’ombra,
avere o essere?
Se non c’è l’hai non ci sei
l’ombra fa parte della vita
e l’anima non esiste,
l’ombra è il mio opposto e
se non c’è ombra non c’è luce
c’è solo tenebra,
se vendi l’ombra
devi imparare a camminare nelle tenebre,
mi tengo l’anima
l’ombra un mantello nero dell’esistenza
ingombrante, stà li e mi segue;
l’ombra strappata di Peter Pan
che cerca Wendy la sarta
che lo ricuce.
Mi seguono come ombre
i miei fantasmi
sono il mio inedito
l’ombra mi pensa
ma io mi domando,
in paradiso, avremo ancora l’ombra?
dalla calura estiva
ombra accogliente
dal riverbero lucente
l’ombra mi fa essere nel tempo
con l’ombra misura le piramidi
ombra rivelatrice delle distanze cosmiche
luogo fresco dell’anima e della mente
mi sono accorto della mia ombra
solo quando l’ho persa
e non potevo più che
appartenere al regno delle tenebre,
il cieco è un ladro di ombre
non te ne accorgi e zac
ti ritrovi senza ombra
inavvertitamente,
il cieco è un collezionista di ombre
come Borges, il grande cieco
che scrisse, L’elogio delle ombre,
ma a me è successa
una fusione termonucleare interiore,
esplosione di luce tremenda fù
ed è sparita la mia ombra.
Voglio crescere
sotto la tua ombra
basta che sia
ombra d’amore,
vedo tra le ombre
come leggo tra le righe
sto un pò in ombra
senza ombra di dubbio.
C’è crisi
nuovi poveri
si aggiungono a quelli vecchi
una crisi di debito
non debito personale
ma debito di stato,
formattato o rottamato
urla qualcosa dentro di me
ricordo il fragore del mondo che crolla,
già quando sono nato
mi sentivo un sopravissuto
del ghetto di Varsavia,
facevo già la preghiera dei morti
stando in mezzo tra ricordo e oblio,
tra odio e amore per me stesso,
il mio io valore
è un orto verde smeraldo
cerco giardino confinante
per sentire il valore del noi,
sono come una tartaruga
a cui hanno tolto il carapace
cerco di inventarmi qualcosa
per non soccombere e
risentir l’amore
essere capace.
Siamo tutti complici e
responsabili del manicomio,
è una mattanza
una radunata dei matti
solitudini in serie
frammenti senza mosaico
isole senza arcipelago
tremendo e terribile
il fatto della solitudine,
bisogna star bene con se stessi
per non soccombere.
Quale è la domanda?
Cosa c’è dietro la diagnosi?
La psichiatria vede solo la punte del iceberg,
riformuliamo la diagnosi con parole nostre.
A volte scendono le lacrime
mi invade la tristezza
ma non mi sopporto e tramuto tutto
in rabbia.
Sono stanca stanca
di me e del mondo
voglio essere accolta
con semplicità.
Inutile,
mi sento inutile
neanche un tappetino
per pulire le scarpe altrui sono
ecco cosa sono.
Non potevo scegliere e
qualcun altro lo faceva per me
adesso, anche se sbaglio, scelgo
e non mi fratturo più le mani
prendendola col muro.
Sono troppo selvatica e forastica,
voglio far meno fatica
a star con gli altri.
Non riesco a metter su un desiderio mio
e mi aggrappo a quello degli altri.
martedì 10 dicembre 2013
Un viso solare
Un viso solare
appare in riunione
in tre, andiamo alla ricerca
di un linguaggio dei smarrimenti.
Incontro operatori
aderenza al territorio
guidati dall'ansia e angoscia
chiedere alla comunità
appartenenza e cittadinanza.
In via Roma la folla è densa,
attraversarla fendendola a spallate
con rabbia, stringendo i pugni
mi soffermo e mi chiedo,
ma dove cazzo vai?
Mi invade il fantasma dello psichiatra e
scatta l'insofferenza verso il potere,
la relazione con la malattia
mediata dal sapere dello psichiatra,
dai farmaci e dai suoi strumenti
mi fa scattare meccanismi di difesa
tento di difendermi e mi chiedo
perché sono qua?
I farmaci danno una mano
ma bisogna prendersi cura di sé.
Accade che noi
rifugiamo il dolore
lo sentiamo ma
non riusciamo a dare un senso,
cerco di dormire tanto
almeno metà giornata
essere senza coscienza nelle mani di Morfeo e
riposarsi dalla tirrania del io.
Relazioni autentiche
sono la Lady Chatterley
dell'idraulica amorosa,
amo ma ho anche paura del mio cane,
come anche di mio padre,
ho portato il mio vuoto da riempire
una cassetta vuota a cui mancano gli attrezzi.
Delirio,
linguaggio altro
il disagio del delirio,
linguaggio altro
si apre la porta dello stargate e
chi è?
Sono solo io,
son passata a salutare,
mi divide una casa con mia madre
ma ho messo le mie priorità,
fare quello che mi fa stare bene
vado in gruppo appartamento,
ho gli stessi problemi
ma pesano meno.
Mi ricordo
quando stavo bene e
ho nostalgia di me stesso,
prendo il laudano come Re Giorgio il Folle.
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